Saggi di Alessio Follieri

 

APPARIRE o ESSERE


Uno dei più grandi problemi sociali e culturali del nostro tempo, in misura molto maggiore che in passato è quello relativo all’apparire e all’essere.
 Le società industrialmente più avanzate del mondo, i cambiamenti sociali, ideologici, politici e infine tecnologici che hanno portato una maggiore diffusione dell’informazione, hanno sollevato il dilemma dell’essere e dell’apparire in modo più prominente rispetto al passato. Parlare di questo problema coinvolge direttamente molti ambiti culturali diversi, dalla psicologia, alla sociologia, fino alla filosofia, soltanto per citarne alcune, ed è subito chiaro come la vastità dell’argomento impone solo in un articolo di sorvolarne i caratteri principali per essere discussi in modo più blando.
 La natura dell’apparire e dell’essere, nell’epoca contemporanea, implica una valutazione molto importante dell’era tecnologica, la quale rende possibile l’affluire di informazioni in modo più diretto e marcato rispetto ai precedenti storico sociali. Cos’è che domina il mondo moderno in modo molto più diverso rispetto al passato: l’apparire in senso di immagine. In verità per essere più rigoroso, l’immagine è un argomento estremamente vasto che ha origini fin dal passato più remoto con le civiltà primigenie della Terra, un semplice sguardo all’antica Sumer, o il più evidente antico Egitto, sia a livello di monumenti, di scritture ed anche di spettacolari immagini che danno un impatto molto forte pensando che ci separano millenni da quei favolosi e antichi artisti.
 Da questa considerazione è semplice intuire come l’immagine, offrire un simbolo che include un significato ha radici molto recondite nel percorso dell’umanità e naturalmente in forma totalmente evoluta è manifesto anche nel presente, in una forma più varia e complessa.
 L’apparire, implica quindi offrire un immagine di un qualcosa, dove tale figura, coinvolge con se significati diversi, ma sicuramente per gli autori stessi di tale immagine, è possibile orientare molto il significato in essa contenuto. Oggi l’apparire non assume solo il significato di un immagine riportata alla visione di tutti, ma coinvolge moltissimi altri aspetti che ruotano tutti nella sfera psicologica umana.
 In un mezzo come la televisione, l’immagine è a dominarla e le parole, i suoni e la scrittura a completarla. Da questo esempio, si possono tracciare due strade distinte, la prima è l’impatto di tale informazione, che in un certo qual modo offre un modello alla società, ma al tempo stesso non la rappresenta in toto. La seconda è spostare la valutazione dell’apparire dalla televisione alla realtà stessa che viviamo, ed ecco che entrano in gioco numerosi fattori del tutto diversi. Nella realtà l’apparire implica: l’aspetto esteriore, unitamente alla personalità esibita dagli individui. Entrambi sono valori di cui ben sappiamo sono dubitabili: l’aspetto esteriore che implica tutta una serie di concetti oltre allo stesso paradigma fisico, come gli abiti, le credenziali, status sociale etc…, e la personalità che esibisco, la quale si matura psicologicamente in una mia scelta di manifestare me stesso, implicano due cose essenziali: l’aspetto è il significato di me stesso che esibisco nell’immagine, la seconda è il mio lato interiore che voglio far trasparire di me. E’ facile intuire per esperienza quotidiana di ognuno di noi come questi aspetti possono essere effimeri, deboli e spesse volte insignificanti. Una persona ci delude? E’ perché la credevamo diversa, ma essa fino a quel momento non ci aveva mostrato i suoi lati nascosti, oppure il suo status sociale, il suo aspetto mi avevano dato una certa idea, ma poi invece era tutt’altra. E’ innegabile quanto sia numerose queste vicende nella vita di ognuno di noi, tuttavia è altrettanto verosimile come questi due valore seppur effimeri, spesso proclamati anche in molte occasioni come siano in realtà limitati nella valutazione di una persona in fondo incidono notevolmente nei rapporti umani e sociali.
 Gran parte del mondo si muove in virtù di questi due aspetti nonostante essi sono falsificabili, ed andando ancora più a fondo si può dire che gran parte del mondo non vive con il proprio essere di se stesso. Si potrebbero tracciare un infinità di esempi in merito, ma essendo ognuno di noi una cellula di un organismo molto più vasto che è l’umanità circostante, per quanto integerrimi è innegabile che gli altri producono un influsso in noi stessi, che sia negativo e positivo, almeno quanto noi influiamo su tutti gli altri. Espandere questo argomento ci porterebbe realmente a migliaia di situazioni diverse che possiamo vivere quotidianamente e capire perché essi avvengono.
 La società moderna impone uno status e degli standard, ed ecco che orde di persone la inseguono, mentre numerose non se ne rendono neanche conto, ciò perché gran parte dei rapporti sono dominati sull’apparire. Ciò ha portato innegabilmente ad un mondo che privilegia l’apparire in modo smisurato sull’essere che è rimasto sino ad oggi una terra di nessuno, poco importante e come si crede erroneamente non espandibile.
 L’essere quindi, è un qualcosa di profondamente diverso, l’essere è come siamo veramente, nel profonda, cosa e come pensiamo, è la parte di noi stessi con la quale dialoghiamo interiormente, ma essa raramente è mai esposta nella sua completezza, ciò perché spesso l’essere può collidere severamente con l’apparire.
 Tutti i pregiudizi, contrasti, divisioni, nascono da questo stato di cose, da un apparire effimero che crediamo infine costituisca l’essenza di un individuo, piuttosto che nella verità dell’essere ossia di come un determinato individuo è realmente. Ciò comporta inevitabilmente a credere all’esistenza di individui che ci circondano che in realtà non sono come crediamo, essi possono essere molto migliori o molto peggiori, non importa al momento questa considerazione, ma l’importante è che ci siamo circondati di fantasmi e noi stessi finiamo per essere uno spettro. Tizio ha delle credenziali, dice determinate cose, appare potente (per citare un esempio) e mi convinco che egli stia nel giusto, mentre in realtà il suo essere è completamente sbagliato ma a me sconosciuto.
 C’è infine un'altra considerazione, in un individuo l’essere e l’apparire, non sono due sfere distinte e separate, ossia indipendenti, ma influiscono a vicenda l’una sull’altra. Faccio ora un esempio, io dentro di me cerco un potere, una determinata posizione sociale, farei qualsiasi cosa per perseguire questo scopo, ma in principio dentro di me so che è sbagliato fare qualsiasi cosa. Questo obiettivo mi porta a fare cose tremende, ma vado avanti, è troppo grande l’ambizione, infine ci riesco, finalmente, ma poi tutto questa storia è entrata in collisione fortemente con me stesso, allora che faccio? Il mio essere arriva a definire lecito tutto ciò che ho fatto, mi giustifico, dico a me stesso che va bene così, ed ecco che l’essere soccombe e si modifica in base all’apparire.
 Per tale motivo la questione dell’apparire e dell’essere, valori che in modo diverso rappresentano una parte fondamentale di ciò che cerchiamo di perseguire unitamente a ciò che siamo nella nostra verità, finisce per diventare di importanza estrema per tutto ciò che definiamo “evoluzione”. L’umanità moderna è evoluta negli utilizzi tecnologici e in moltissime altre cose che emergono come un punto di rottura con il passato, ma tale concetto di evoluzione è marginale, se vogliamo coinvolgere un vero significato di evoluzione che poi è essa stessa ad aprirci la porta verso un futuro definitivo, allora il termine “evoluzione” va compreso un modo interamente nuovo e completo. E’ il primo motivo secondo il quale non viviamo nella verità dell’essere, ma nella corazza dell’apparire.
 Il contrasto tra l’essere e l’apparire, è ciò che porta l’umanità moderna a commettere le stesse atrocità del passato, nelle cose più buie nulla è cambiato.