Saggi di Mario Guarna
MOMENTI E PROSPETTIVE DELLE PRATICHE FILOSOFICHE
PREMESSA L’obbiettivo primario di questa esposizione non sarà quello di fornire un’ introduzione generica e generale delle pratiche filosofiche, quanto piuttosto la ricerca di un’ evidenza davvero essenziale, che consenta di mostrarne la peculiarità e l’attuazione, avendo come punto di riferimento costante e privilegiato il valore del confilosofare.
INTRODUZIONE Le pratiche filosofiche sono la coerenza della filosofia, perché mettono in pratica quello che predicano. La loro finalità principale, non è data dalla produzione di “sapere” (conoscenza codificata attinenti per la quale si creano delle comunità di studiosi e specialisti in alcune materie filosofiche), ma dalla consapevolezza di “saper essere”(capacità di produrre una consapevolezza del proprio sé e l’apertura verso l’altro da sé). Quest’attitudine avviene attraverso l’attività con-dialogica e la domanda filosofica, che collocano le pratiche filosofiche in un tempo e in uno spazio dedicato al confilosofare. La filosofia, in questo contesto, è intesa soprattutto come un “filosofare in comune”: attività e non dottrina, prassi comunitaria al di là della ristretta specialistica del settore. La dimensione del pensiero del vivere, come carattere originario della filosofia, viene esplicato nelle pratiche filosofiche come uguaglianza di possibilità per tutti i “soggetti esperenti” di partecipare e comprendere la riflessione su se stessi e su quello che li circonda; Questo processo indirizza il soggetto all’acquisizione di un “saper(ci) fare” nella propria esistenza, come saggezza mondana.
Le pratiche filosofiche nella società contemporanea, come in quella antica, operano nelle attività del vivere quotidiano(educazione, lavoro, formazione, sfera privata e tempo libero). In questi fenomeni socio-culturali, le pratiche filosofiche si propongono di produrre effetti di trasformazione e di comprensione tramite il ricorso al “confilosofare”, dove si metterà in atto uno spazio – tempo nel quale le consuetudini, presupposti impliciti e pregiudizi sono sospesi, per essere indagati criticamente ed eventualmente modificati, in questo atto riflessivo di indagine, il confilosofare diviene una condizione di possibilità, dove la spiegazione universale cede il passo alla “risposta locativa” collocata nel “qui ed ora”. Rispetto alla comunità autoritaria, le pratiche filosofiche non impiegano i tratti del dialogo unidirezionale (che prende in considerazione solo una delle parti dell’ intero), ma quello del confilosofare, dove un gruppo di persone riflettono in modo reciproco sul quando, dove e come vivere e comprendere la propria esistenza. Nella comunità filosofica l’uditorio non è più un soggetto passivo che riceve delle nozioni prestabilite dall’esterno, ma l’attore che partecipa attivamente a un percorso filosofico, attraverso un dialogo diretto, tra soggetti esperenti all’interno della comunità.
2. LA COMUNITA’ FILOSOFICA COME LUOGO DEL CONFILOSOFARE La comunità filosofica è lo spazio dove le pratiche filosofiche mettono in atto il confilosofare. Il suo stato è quello di essere in divenire, dove il “soggetto esperente” non sta semplicemente vicino ad un altro “soggetto esperente”, ma insieme fanno un esperienza reciproca per comprendere, esprimere e partecipare alla coesistenza, tutto questo avviene grazie all’attività con-dialogica del filosofare.
2. IL CONFILOSOFARE COME ANIMAZIONE DELLE PRATICHE FILOSOFICHE C’è confilosofare là dove degli “esseri esperenti” escono dall’isolamento e progressivamente accettano di far parte di un “filosofare in comune”, in cui riescono ad accettare un forma d’interpendenza gli uni con gli altri, all’interno di un percorso comune accettato con consapevolezza e perseguito con passione. Ovviamente il confilosofare non è un’ evento stabilizzato, ma piuttosto un processo di trasformazione graduale, fatto di confronti e di prospettive. Non c’è d’altra parte confilosofare se non là dove ci s’immerge nel “pensare reciprocamente”, in un dialogo che si fa “incontro”, deciso insieme e insieme orchestrato a partire da una prima elaborazione della domanda filosofica per poi continuare con degli stimoli che allargano la frequenza delle riflessioni plausibili. Il confilosofare fa sua l’idea del comprendere praticando. Ogni filosofare comunitario comporta sempre un uscire da se stessi, un protendersi verso: verso altre narrazioni, verso altre accezioni e punti di vista sulla realtà, verso ciò che chiede comprensione e lo chiede in modo gratuito. Da questo punto di vista il confilosofare è un esperire indistintamente, se per esperire indistintamente s’intende uscire dalle regole dominanti e da verità incontrastabili a cui si fa riferimento dal proprio mondo di vita, per inoltrarsi in spazi inesplorati, mettere in discussione principi stabiliti, trovando il coraggio di non fermarsi alla prima difficoltà. Nel confilosofare, il dialogo non deve essere attuato attraverso un “eloquenza luttuosa” o trascrizioni del pensiero di filosofi del passato, ma deve essere fatto di “parole vive”, che indicano direttamente la riflessione di ciascun essere esperente e che devono avere una rilevanza immediata nel percorso verso la comprensione di sé stessi e dell’altro da sé stessi. In tal senso, il dialogo filosofico potrebbe essere visto come un tipo di dialogo performativo, il cui significato deriva non tanto dalla sua intelligibilità, quanto dalla sua capacità di stimolare la riflessione, ovvero dalla sua qualità performativa. Quindi il dialogo filosofico non deve essere più visto come un mezzo che conduce ad un fine, ma come mezzo che incarna il fine.
3. LE PRATICHE FILOSOFICHE COME METODO PRATICO ESISTENZIALE Le pratiche filosofiche prendono forma attraverso lo strutturarsi di una “narrazione esistenziale”. Non c’è pratica filosofica dove non c’è incontro. Questa relazione si costruisce e si mantiene attraverso determinati processi.
CONCLUSIONE Come si è evidenziato nella dissertazione, le pratiche filosofiche incontrano l’”essere esperente”nel suo essere incompiuto e sollecitato da un insaziabile bisogno di evidenza e con-senso. Durante la sua partecipazione all’interno della comunità filosofica egli esce dal mondo delle verità prestabilite e intraprende un percorso interrogando se stesso e la realtà che lo circonda alla ricerca della congruenza esistenziale. ._________________________________________________________________________________________________
LA CONSULENZA FILOSOFICA E LA DIMENSIONE DELLA CURA Intervista a Mario Guarna
PREMESSA Questa intervista (filosofica) nasce da un incontro tra il filosofo greco Apostolos Apostolou e il filosofo italiano Mario Guarna. L’argomento trattato è quello della consulenza filosofica, la sua importanza in una società complessa come la nostra e la cura come strumento quanto mai utile in questi tempi di crisi del pensiero e della ragione. INTRODUZIONE Scrive Achenbach: “ Il bisogno che l’individuo sviluppa è la pretesa di essere visto e capito, considerato e accettato come se stesso: come quello che è, e non come colui che a questa caratteristica, malattia, nevrosi o quel particolare sintomo […]. La consulenza filosofica cerca di rendere giustizia a quest’esigenza, il che significa: essa non è una nuova terapia, anzi essa non è affatto una terapia. La filosofia deve diventare pratica, azione comunicativa, esplorazione e organizzazione dialogica dei problemi, critica della “comunicazione distorta” e di ogni “trattamento”.” Le parole di Achenbach evidenziano una netta distinzione tra psicoterapia e consulenza filosofica. Il nucleo della consulenza filosofica è il soggetto esperente e non patologico, un soggetto che pensa, esprime e partecipa, dove il filosofo non occupa una posizione di predominio, ma si pone sullo stesso piano del soggetto esperente, il dialogo fra i due è vivo e reale. La cura della consulenza filosofica, non avviene attraverso la prescrizione di farmaci o terapie, ma crea delle condizioni affinché il soggetto cercante diventi consapevole di sé e allo stesso tempo avendone cura, che sappia scegliere un esistenza più autentica, ossia che corrisponda al suo modo di essere. Domanda. Che cosa è in grado di offrire la consulenza filosofica oggi? Risposta. In un società complessa come quello in cui viviamo, la consulenza filosofica può svelare quando e dove l’impedimento a un modo di vivere spontaneo si manifesta generando inquietudine; il suo obiettivo è quello di ricollocare, attraverso il confilosofare, l’uomo al centro della sua quotidianità, per farlo diventare un custode di significati, di una concezione comprensibile e globale, per opporsi alla frammentazione della visione complessiva. Domanda. La consulenza filosofica nasce come aiuto, come ausilio per affrontare le problematiche esistenziali, questo non succede anche con la psicoterapia? Esiste una differenza? Risposta. La sostanziale differenza tra la psicoterapia e la consulenza filosofica, consiste nella considerazione del soggetto esperente e delle sue problematiche esistenziali. La psicoterapia considera quest’ultimo come un’ essere patologico da curare e i suoi dilemmi come casi da trattare. La consulenza filosofica da parte sua, contempla con meraviglia, l’uomo come essere “cercante”, che pretende di essere capito e accettato per il suo “essere così” e non altrimenti. Non ha caso, fu proprio Heidegger a dire, che lo stupore e la meraviglia sono le tonalità affettive fondamentali del filosofare. Proprio nel senso di un aprirsi all’ascolto. Domanda. Possiamo dire che la consulenza filosofica apre la strada per l’autorealizzazione? Risposta. L’autorealizzazione nasce da una coscienza consapevole del proprio essere, dei bisogni personali, delle potenzialità soggettive, dei propri limiti e fragilità. Il compito della consulenza filosofica, per aprire un varco all’autorealizzazione, è quello di ri-scoprire l’aver cura verso l’altro da sé attraverso forme che rimandano alla gratuità del confilosofare, dunque attraverso un approccio che permette all’uomo d’incamminarsi verso la propria autorealizzazione, personale e di gruppo, nel darsi un valore di ciò che si è a ciò che si vuole diventare, nel pensare in comune gratuito che non richiede ricompensa, ma pure genera un legame profondo, una grande empatia che porta a farsi gratuitamente carico della dedizione dell’altro in quanto altro. Domanda. Un ulteriore problema si pone con il metodo della consulenza filosofica, cioè esistono metodi differenti come di Tim Ledon, di L, Marinoff, di G. Anhenbach, di Ran Lahav, di P. Raade. Quali mezzi e quali caratteristiche assume il dialogo tra consulente e consultante? Risposta. Il dialogo filosofico ha la caratteristica dell’ alternanza, che è in grado di rispettare la diversità e quindi l’unicità del essere esperente e del filosofo, ma nello stesso tempo consente l’attuazione di un percorso comunicativo in cui queste stesse diversità possano divenire reciproca ricchezza.
CONCLUSIONI Dal dialogo (domanda/risposta), scaturisce l’importanza della consulenza filosofica nella società contemporanea. Il suo compito è quello di riportare l’uomo al centro della sua esistenza, facendolo diventare consapevole del suo valore e del suo modo di essere, senza che questo venga ingabbiato dentro le contraddizioni del suo tempo e del suo habitat.
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