- Quali sono le vie delle religioni?
Le vie delle religioni sono le vie della trascendenza, diverse ma, a mio avviso, con un comune denominatore.
- Qual è la funzione della religione nel mondo?
A mio avviso il termine singolare “funzione” è limitativo, perché, quando mi ritrovo a riflettere su tali argomenti, il plurale che intende abbracciare le diverse religioni nel mondo mi diviene spontaneo, queste ultime sono plurime come le classificazioni storiche dettate dalla visione etnico/religiosa: la nostra civiltà occidentale orienta tutto intorno all’anno 0 corrispondente alla nascita di cristo, gli ebrei dalla creazione del mondo (che collocavano intorno al 3761 a.C.), i mussulmani, invece, dalla fuga di Maometto dalla mecca (622 a.C.), etc. etc.
Diverso è il modo di intendere il tempo come diversa è la maniera di accostarsi ed intendere la divinità.
Per individuare la funzione della nostra chiesa cattolica, è per me doveroso utilizzare la storia per poi, deliberatamente non esprimere il mio giudizio ma indurre il lettore a costruirsi il suo, soggettivo ed estremamente personale.
Forse non tutti conoscono le origini dell’8 per1000 alla chiesa cattolica: La “breccia di porta pia” che nel 1870 conseguì l’annessione di Roma al regno d’Italia e decretò la fine dello stato pontificio e del potere temporale dei papi, fu successivamente risarcita dallo stato che promulgò il 15 maggio 1871 “La legge delle guarentigie” che fu ideologicamente ma soprattutto economicamente sostituita nel 1929 dai “Patti lateranensi” con un risarcimento economico che globalmente si aggirava all’epoca a 3 miliardi di lire circa; Tale meccanismo si fondava su un riconoscimento del pregiudizio economico subito dai cattolici italiani a causa delle molteplici confische di beni ecclesiastici nel corso del secolo XIX, fra cui in particolare l'eversione dell'asse ecclesiastico nel 1866-1867 e l'annessione dello Stato Pontificio al Regno d'Italia nel 1870 a seguito della breccia di Porta Pia.
questo risarcimento opportunamente dilazionato ha fatto si che, con i dovuti interessi, la chiesa, per circa un secolo avesse un’entrata economica di tutto rispetto come una vera e propria azienda di borsa, tutto fino al 1984 quando, a debito estinto, lo stato italiano con la firma del nuovo concordato (18 febbraio 1984) tra l'allora Presidente del Consiglio italiano Craxi e il Segretario di Stato del Vaticano Casaroli, stabilì che il sostegno dello Stato alla Chiesa (studiato dall'allora Ministro del Bilancio Paolo Cirino Pomicino) avvenisse nel quadro della devoluzione di una frazione del gettito totale IRPEF (l'otto per mille, appunto) da parte dello Stato alla Chiesa cattolica e alle altre confessioni (per scopi religiosi o caritativi).
Da qualche anno, la chiesa, ha definito eretici persino alcuni vangeli che (come quello di san. Tommaso in cui Gesù dice: “io non sono ne nelle grandi case, ne nelle grandi chiese, alza una pietra e spacca un legno e li mi troverai”) potrebbero ledere il suo grande potere coercitivo- sublimale sull’uomo del nostro millennio.
Qual è la funzione della nostra chiesa nel nostro mondo? Ognuno risponda a se stesso!
- Perché l’uomo crea le religioni?
Questo perché mi rimanda alla precedente terminologia di “funzione”, intesa come finalità spirituale oggettiva. Il mio perché mi riporta ad una necessità più o meno inconscia che l’uomo nutre nei confronti di un completamento della sua frammentarietà umana con una cosmico divina: ciò detto ha un solo nome “ la fede”, che in alcuni casi trascende fuori dell’uomo in altri (come il buddismo) dentro.
- Come dovrebbe essere una religione, che possa rappresentare tutti gli uomini?
Dovrebbe essere molto più vicina a “Dio” e non all’uomo ad alle sue contaminazioni sempre più inquinate dalle imperanti dogmi-bisogni-necessità terrene. La fattività di essa? Nel nostro mondo è pura e semplice utopia.
- E’ giusto o sbagliato che esistono dei rappresentanti delle religioni?
La simbologia umana delle religioni se da un lato è un bisogno di identità spirituale dall’’altro è un errore che determina differenze culturali che separano i popoli da una sana etica dell’alterità che altro non è che “umanità”.
- Qual è la prima domanda che gli rivolgeresti, se incontrassi un dio?
Gli direi di raccontarmi le sue origini.
- Le religioni sono dei punti di vista della realtà?
Si, degli intricati caleidoscopi etnico-spirituali, Il dialogo tra verità e realtà è condotto, nel nostro mondo moderno dal sofismo dell’accadimento ( solo tutto ciò che accade è reale e sempre più vestito di risposte economiche) che trasforma la realtà in verità astratta e non in realtà fenomenica empirica ed oggettivabile.
Le risposte alle nostre domande sono di Francesco Adragna

– Quali sono le vie delle religioni?
Come molti sono i linguaggi dell’uomo ma uno solo è il pensiero, così molte sono le espressioni della ragione ma una sola è la via: la Trascendenza. Possono sembrare molte (anzi sono molte nelle loro determinazioni storiche) ma la Religione è la via della ragione umana verso l’oltre, la dimensione dell’infinito, desiderio naturale insito nel cuore stesso dell’uomo. L’uomo si caratterizza nella sua essenza attraverso la sua capacità di elevarsi in alto, andare oltre, proiettarsi verso la dimensione dell’eterno.
– Qual è la funzione della religione nel mondo?
A dispetto della esperienza storica che ha visto e vede molto spesso le religioni responsabili di situazioni poco accettabili (guerre, massacri, discriminazioni, condanne, fondamentalismi vari, ecc.) l’esigenza dell’Oltre fa parte della natura umana. La ragione ha il suo inevitabile sbocco verso la trascendenza. Lo stesso Aristotele, primo filosofo “laico”, pur avendo fatto della ricerca razionale dei fondamenti del sapere e della conoscenza della realtà lo scopo ultimo della teoresi, ammette la possibilità della trascendenza come sbocco naturale della sua riflessione metafisica. Non c’è riflessione razionale senza sbocco verso la trascendenza, la ragione non può fare a meno di chiedersi il perché di ogni cosa e il senso ultimo, la provenienza e il fine dell’essere, della verità del mondo e dell’uomo. La funzione vera di ogni autentica religione, come atto umano vero, è quella di ricondurre tutto all’unità del mistero della vita, come dice S. Paolo agli Efesini: “… Comprendere … l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità … per [essere] ricolmi di tutta la pienezza di Dio” (Ef. 3.18). La religione è il pensiero a quattro dimensioni che alla realtà del mondo, del soggetto e del pensiero aggiunge l’altrettanto reale dimensione della Trascendenza per completare la conoscenza dell’uomo nella pienezza del suo mistero.
– Perché l’uomo crea le religioni?
Mi permetto di riportare a questo proposito un brano del documento “Nostra Aetate” del Vaticano II che sottoscrivo pienamente: “Dai tempi più antichi fino ad oggi presso i vari popoli si trova una certa sensibilità di quella forza arcana che è presente al corso delle cose e agli avvenimenti della vita umana, ed anzi talvolta si riconosce la Divinità Suprema con il Padre. Sensibilità e conoscenza che compenetrano la loro vita di un intimo senso religioso. Le religioni invece connesse con il progresso della cultura, si sforzano di rispondere alle stesse questioni con nozioni più raffinate e con un linguaggio più elaborato. Così nell’Induismo, gli uomini scrutano il mistero divino e lo esprimono con la inesauribile fecondità dei miti e con i penetranti tentativi della filosofia; essi cercano la liberazione dalle angosce della nostra condizione sia attraverso forme di vita ascetica, sia nella meditazione profonda, sia nel rifugio in Dio con amore e confidenza. […] Ugualmente anche le altre religioni che si trovano nel mondo intero si sforzano di superare, in vari modi, l’inquietudine del cuore umano proponendo delle vie, cioè dottrine, precetti di vita e riti sacri”.
– Come dovrebbe essere una religione, che possa rappresentare tutti gli uomini?
Ogni religione pretende di essere esaustiva nella conoscenza del mistero della realtà e di Dio e totalizzante nella esperienza di tale mistero. Pertanto la questione non è tanto quella di cercare una religione che vada bene per tutti, quanto ognuno deve crescere nella ricerca del mistero ed educarsi nella accoglienza di un annuncio che risponda alle sue esigenze di infinito e di trascendenza. La questione è soggettiva, l’importante è l’apertura verso il mistero. Ogni religione si sforza di annunciare e indicare il cammino verso la comprensione dell’uomo, del mondo e di Dio. Sta ad ognuno accogliere questo annuncio, vagliarlo, e verificare se tale annuncio risponde esattamente alle sue esigenze di eternità. Ora io mi chiedo: è proprio necessaria una religione che rappresenti tutti gli uomini?
– E’ giusto o sbagliato che esistano dei rappresentanti delle religioni?
La religione si presenta all’uomo come esperienza di vita e annuncio di questa esperienza. Pertanto risponde alle leggi della comunicazione interumana. Non ci può essere esperienza di Dio se non c’è qualcuno che viva già questa esperienza. E’ la legge della Rivelazione o comunicazione di esperienza, la legge del “vieni e vedi”. Non si tratta di leggere la Bibbia, il Corano o i Veda per convertirsi e fare esperienza del mistero che comunicano. Non risulta che qualcuno si sia convertito semplicemente leggendo il libro sacro relativo a questa o a quella religione particolare. Gandhi, il Mahatma, paladino della non violenza e padre della nazione multietnica dell’India, manifestò la sua delusione dopo aver ultimato la lettura del Nuovo Testamento, forse perché non lo vedeva realizzato nella pratica dalle nazioni dell’area culturale cristiana. La domanda è questa: perché la semplice lettura di un testo sacro non produce frutti di conversione? Voglio porre la stessa domanda in un altro modo: in realtà come si innesca nella vita di un uomo il meccanismo vitale che porta alla fede o alla conversione? La fede, in verità, costituisce un fatto di esperienza e non un insieme di concetti o di dottrine. Se la fede, qualunque fede costituisce un’esperienza che tocca il senso stesso della vita, ecco allora che non basta più la semplice lettura, occorre qualcosa di altro che comunichi una verità capace di rigenerare la propria esistenza. La dinamica trasformante della fede allora scatta soltanto attraverso un meccanismo di comunicazione di esperienza la quale non può che avvenire tra due persone: da una “persona” ad un’altra “persona”. E’ necessario dapprima un annuncio, qualcuno cioè che comunichi un’esperienza. L’annuncio dunque è la comunicazione interpersonale di un’esperienza di vita radicale. All’annuncio deve seguire un’accoglienza da parte di chi ascolta: cioè un’accettazione dell’annuncio che in realtà risponde a delle domande che l’ascoltatore si porta dentro. L’ascoltatore insomma può accogliere l’annuncio soltanto se si trova, per così dire, in ricerca della verità, attento a coglierla in ogni circostanza della vita. L’accoglienza infine ha bisogno di una verifica continua nella propria esperienza vitale. Non basta sapere che quell’annuncio risponde alla mia domanda di vita. C’è bisogno che io sperimenti questa domanda. La fede allora diventa l’esperienza personale, intimamente propria della “salvezza”. Nessuno si converte alla semplice lettura di un libro sacro se non c’è una comunicazione di esperienza (un annuncio). Abbiamo assolutamente bisogno che qualcuno ci dica che tutto ciò è vero perché lo ha intimamente e profondamente sperimentato. Se il “rappresentante” è colui che ha sperimentato nella sua vita il mistero che annuncia allora il suo compito si rivelerà necessario, se invece si presenta come depositario di un insieme di dottrine semplicemente conosciute ma non sperimentate nella sua vita, allora la sua presenza è semplicemente inutile.
– Qual è la prima domanda che gli rivolgeresti se incontrassi un dio?
Se Dio è l’Essere, la sostanza del mio esistere allora l’unico atteggiamento che mi sento di attuare nei suoi confronti è quello del silenzio di fronte a ciò che costituisce l’essenza del mio tutto. Tutto il resto è non-essere, incompiutezza dell’essere.
– Le religioni sono dei punti di vista della realtà?
Dal momento in cui l’uomo ha cominciato a pensare per ricercare il senso delle cose, sin da allora ha rappresentato questo pensiero sotto forma di miti e di religioni. Da sempre l’uomo cerca di interpretare la realtà attraverso immagini e simboli che caratterizzano la cultura a cui appartiene. “La religione pertanto, non solo storicamente, ma anche intrinsecamente, entitativamente, occupa un posto fondamentale tra gli ingredienti di una cultura: non è soltanto storicamente vero che l’uomo “inventa” miti e riti per dare espressione ai propri rapporti con la sfera del sacro, ma è anche vero che ogni popolo, onde dare sostanza, fondamento sicuro, autorità indiscussa ai valori supremi in cui crede, deve collegarli alla sfera del sacro. Il che dimostra che tra popolo, cultura e religione intercorre un nesso vitale, tanto che si può dire che mentre la cultura è l’anima di un popolo, la religione è, a sua volta, l’anima di una cultura e che, in conclusione, la religione è l’anima dell’anima di un popolo” (B. MONDIN, Teologia delle religioni, in “Per la Filosofia, Filosofia e Insegnamento”, 7 (1986), p. 28). Penso che ogni religione, proprio in quanto riassume in sé gli aspetti fondamentali della cultura di un popolo, può a ragione ritenersi una completa “visione del mondo” nel senso più concreto del termine.
Le risposte alle nostre domande sono di Gianfranco Calcagno
