SIMPOSIO CONFILOSOFARE

 

TEMA

“Religione, mito e uomo”

 

DOMANDE

- Quali sono le vie delle religioni?
- Qual è la funzione della religione nel mondo?
- Perché l’uomo crea le religioni?
- Come dovrebbe essere una religione, che possa rappresentare tutti gli uomini?
- E’ giusto o sbagliato che esistono dei rappresentanti delle religioni?
- Qual è la prima domanda che gli rivolgeresti, se incontrassi un dio?
- Le religioni sono dei punti di vista della realtà?

Le risposte vanno inviate a confilosofare@email.it

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- Quali sono le vie delle religioni?
Le vie delle religioni sono molte e non sempre sono vie di pace, di sicurezza, di unità, troppo spesso creano divisioni devastanti, non soltanto in macro contesti, ma anche in micro contesti. Si presentano come vie che ampliano i tuoi orizzonti di senso ed invece scopri che sono subdole, si insinuano e come un tarlo corrodono le sicurezze di una vita, forse perché ciò che vedevi come sicurezze, in fondo non lo erano, il legame con un Dio, il tenere insieme attraverso i riti, le dottrine, etc. non possono eliminare l’angoscia che è insita nell’uomo in quanto essere che tende all’infinito.  

- Qual è la funzione della religione nel mondo?

Penso che la funzione delle religioni sia quella di tenere sotto sottotorchio  mente e corpo,attraverso il controllo delle emozioni. Creare aggregazione, affiliazione serve a non generare menti pensanti. Indottrinare attraverso una fede, in qualcosa, qualcuno è utile a chi vuole sottomettere, avere il potere è un’ambizione troppo umana, perché si possa accettare la religione come la si vive nelle varie confessioni. 

- Perché l’uomo crea le religioni?
L’uomo crea le religioni perché ha bisogno di sentirsi dominato, la libertà spaventa, se si è in uno stato di bisogno, in un momento di fragilità aggrapparsi  a qualcosa è una necessità.

- Come dovrebbe essere una religione, che possa rappresentare tutti gli uomini?
Per poter rappresentare tutti gli uomini, penso, che una religione debba essere diretta all’essere in quanto ente,  punto di partenza e di arrivo di qualsiasi forma di pensiero, non credo nella differenza tra uomo e resto dei viventi, siamo tutti parte di un grande universo in cui ognuno vive e si rapporta con il resto olisticamente.   

- E’ giusto o sbagliato che esistano dei rappresentanti delle religioni?
Penso sia sbagliato, non è attraverso un rappresentante, se credo in qualcosa di superiore, che mi posso sentire più  sicura, anzi. Molto spesso i rappresentanti delle religioni, fanno cadere delle certezze.

- Qual è la prima domanda che gli rivolgeresti, se incontrassi un dio?
Tu ci ami come ci hanno insegnato?

- Le religioni sono dei punti di vista della realtà?
No, sono pensieri di uomini e non rappresentano la realtà, ma la loro parziale verità.

 

Le risposte alle nostre domande sono di Domenica Carrozza

- Quali sono le vie delle religioni?

- La coscienza è l’unica vera via verso il sacro e il divino….ma se la coscienza è un prodotto della società e della cultura dominante in un dato momento storico, allora anche la religione finisce con il configurarsi come un prodotto dell’uomo.

- Qual è la funzione della religione nel mondo?

- Dare un senso all’esistente attraverso la dimensione “ultra-umana” e ultraterrena del divino; svelare il principio creazionistico e la fonte e l’origine del vero e del bene.

- Perché l’uomo crea le religioni?

- Per soddisfare il suo anelito frustrato verso l’assoluto, l’infinto e l’eterno, e per mettere ordine in un mondo altrimenti governato dal caos e dalla casualità.

- Come dovrebbe essere una religione, che possa rappresentare tutti gli uomini?

- Non so rispondere a questa domanda a meno di non voler trasfigurare la funzione e l’essenza stessa della religione. Penso comunque ad una religione meramente metafisica che rinuncia alla sua dimensione storica per restituire all’uomo di ogni tempo e di ogni luogo la sua capacità di ascoltare le manifestazioni del divino.

- E’ giusto o sbagliato che esistano dei rappresentanti delle religioni?

- E’ giusto se per religione intendiamo ciò che si intende storicamente, ovvero un insieme di credenze e di pratiche che regolano il rapporto tra l’uomo e Dio. Non riesco ad immaginare un apparato dogmatico e liturgico che non sia regolamentato dai rappresentanti delle religioni. Una religione senza Chiesa è filosofia.

- Qual è la prima domanda che gli rivolgeresti, se incontrassi un dio?

- Gli chiederei… “Ha senso creare e poi distruggere? Ma se nulla si distrugge, allora qual è il senso di un’ esistenza che nella migliore delle ipotesi è destinata a vivere in un eterno presente, ovvero in un immobilismo beato senza storia e senza fine?”

- Le religioni sono dei punti di vista della realtà?

- Temo di si.

 

Le risposte alle nostre domande sono di Gabriella Montera

 


- Quali sono le vie delle religioni?

- Le vie delle religioni sono molteplici ma solo una è quella autentica.


- Qual è la funzione della religione nel mondo?

- La funzione della religione dovrebbe essere quella di imprimere nell'essere umano un codice etico da rispettare.


- Perché l’uomo crea le religioni?

- Ritengo che l'uomo abbia dato vita alla religione per il suo desiderio intrinseco di diventare immortale. Solo con i buoni auspici di una religione, egli potrà vivere anche dopo la morte, o quanto meno, potersi illudere di questa possibilità.


- Come dovrebbe essere una religione, che possa rappresentare tutti gli uomini?

- Una religione affinchè rappresenti tutti gli uomini deve essere portatrice di valori universali, validi appunto erga omnes.


- E’ giusto o sbagliato che esistono dei rappresentanti delle religioni?

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- Qual è la prima domanda che gli rivolgeresti, se incontrassi un dio?

- Gli direi : "Mio Dio, mio Dio, perchè mi hai abbandonato"?


- Le religioni sono dei punti di vista della realtà?

- No, la religione non è un punto di vista della realtà, ma cerca comunque di migliorare la società attuale. Si pensi ad esempio al Decalogo: esso è stato fatto per migliorare la convivenza tra gli uomini, per uscire da quello stato di natura, di uomo contro uomo di Hobbesiana memoria. Potremmo rifarci anche a Kant con l'ormai proverbiale imperativo categorico. Aggiungerei però qualcos'altro. Secondo il filosofo do Konigsber, la "Legislazione etica" è ben più importante della "Legislazione giuridica". Per brevità farò due esempi.
Se io non uccido è perchè esistono, fondamentalmente  due motivazioni:
1) Non uccido perchè temo la prigione (Legislazione giuridica), quindi la sanzione.
2) Non uccido perchè la mia legge morale categoricamente mi dice di non uccidere, a prescindere da tutto (Legislazione Etica)
Nel primo caso, quindi agisco secondo le norme giuridiche, e quindi se non vi fosse una sanzione io  ucciderei.
Nel secondo caso, agisco per ragioni etiche, per mezzo di quell'imperativo categorico, che nasce dentro di me e con il quale posso manifestare la mia piena libertà, rifiutando l'eteronomia della legge, e rispettando una legge che io stesso mi sono prescritto. In altri termini, agendo eticamente, io non ucciderei, anche se non esistessero leggi che mi punirebbero per questo reato giacchè darei solo ossequio all'imperativo che è dentro di me e che mi dice di non uccidere. Da questo si evince come la legislazione Etica sia molto più importante di quella giuridica. Non dimentichiamo che la religione si basa proprio sull'Etica.

Le risposte alle nostre domande sono di Giuseppe Dodero

 

 

- Quali sono le vie delle religioni?

- Le vie sono tante ma si possono raggruppare sostanzialmente in due grandi gruppi: religioni finaliste  che prefigurano l’operare umano indirizzato a  uno scopo ultimo (il regno dei cieli) e altre che cercano l’armonia tra uomo e uomo e uomo e natura nel presente.

- Qual è la funzione della religione nel mondo?

- Le funzioni teoriche sarebbero molte. In pratica purtroppo la religione  crea da sempre  classificazioni e divisioni fra gli uomini.

- Perché l’uomo crea le religioni?

- Perché non riesce ad accettare la probabile occasionalità e casualità  dell’esistere e quindi non riesce ad affrontare il problema della morte.

-  Come dovrebbe essere una religione, che possa rappresentare tutti gli uomini?

- Dovrebbe essere basata sulla ragione, unico terreno di dialogo possibile tra gli esseri umani. Difficile da pensare, ma forse potrebbe esistere un credo che si basi sulla fiducia nella reciproca capacità di ragionare.(il contrario del pensiero di Hobbes in fondo).

-  E’ giusto o sbagliato che esistano dei rappresentanti delle religioni?

- Non è sbagliato in sé rappresentare un gruppo di persone o di pensiero. E’ molto sbagliato invece usare la propria rappresentanza in sedi e contesti sbagliati (ingerenza della religione nello stato di diritto).

- Qual è la prima domanda che gli rivolgeresti, se incontrassi un dio?

- Come mai non siamo stati creati  capaci di comprendere il suo progetto.

-  Le religioni sono dei punti di vista della realtà?

- Sono la mistificazione della realtà. Fino a prova contraria.

 

Le risposte alle nostre domande sono di Davide Nani 

 

 

- Quali sono le vie delle religioni?

Le vie delle religioni sono le vie della trascendenza, diverse ma, a mio avviso, con un comune denominatore.


- Qual è la funzione della religione nel mondo?

A mio avviso il termine singolare “funzione” è limitativo, perché, quando mi ritrovo a riflettere su tali argomenti, il plurale che intende abbracciare le diverse religioni nel mondo mi diviene spontaneo, queste ultime sono plurime come le classificazioni storiche dettate dalla visione etnico/religiosa: la nostra civiltà occidentale orienta tutto intorno all’anno 0 corrispondente alla nascita di cristo, gli ebrei dalla creazione del mondo (che collocavano intorno al 3761 a.C.), i mussulmani, invece, dalla fuga di Maometto dalla mecca (622 a.C.), etc. etc.

Diverso è il modo di intendere il tempo come diversa è la maniera di accostarsi ed intendere la divinità.

Per individuare la funzione della nostra chiesa cattolica, è per me doveroso utilizzare la storia per poi, deliberatamente non esprimere il mio giudizio ma indurre il lettore a costruirsi il suo, soggettivo ed estremamente personale.

Forse non tutti conoscono le origini dell’8 per1000 alla chiesa cattolica: La “breccia di porta pia” che nel 1870 conseguì l’annessione di Roma al regno d’Italia e decretò la fine dello stato pontificio e del potere temporale dei papi, fu successivamente risarcita dallo stato che promulgò il 15 maggio 1871 “La legge delle guarentigie” che fu ideologicamente ma soprattutto economicamente sostituita nel 1929 dai “Patti lateranensi” con un risarcimento economico che globalmente si aggirava all’epoca a 3 miliardi di lire circa; Tale meccanismo si fondava su un riconoscimento del pregiudizio economico subito dai cattolici italiani a causa delle molteplici confische di beni ecclesiastici nel corso del secolo XIX, fra cui in particolare l'eversione dell'asse ecclesiastico nel 1866-1867 e l'annessione dello Stato Pontificio al Regno d'Italia nel 1870 a seguito della breccia di Porta Pia.

questo risarcimento opportunamente dilazionato ha fatto si che, con i dovuti interessi, la chiesa, per circa un secolo avesse un’entrata economica di tutto rispetto come una vera e propria azienda di borsa, tutto fino al 1984 quando, a debito estinto, lo stato italiano con la firma del nuovo concordato (18 febbraio 1984) tra l'allora Presidente del Consiglio italiano Craxi e il Segretario di Stato del Vaticano Casaroli, stabilì che il sostegno dello Stato alla Chiesa (studiato dall'allora Ministro del Bilancio Paolo Cirino Pomicino) avvenisse nel quadro della devoluzione di una frazione del gettito totale IRPEF (l'otto per mille, appunto) da parte dello Stato alla Chiesa cattolica e alle altre confessioni (per scopi religiosi o caritativi).

Da qualche anno, la chiesa, ha definito eretici persino alcuni vangeli che (come quello di san. Tommaso in cui Gesù dice: “io non sono ne nelle grandi case, ne nelle grandi chiese, alza una pietra e spacca un legno e li mi troverai”) potrebbero ledere il suo grande potere coercitivo- sublimale sull’uomo del nostro millennio.

Qual è la funzione della nostra chiesa nel nostro mondo? Ognuno risponda a se stesso!


- Perché l’uomo crea le religioni?

Questo perché mi rimanda alla precedente terminologia di “funzione”, intesa come finalità spirituale oggettiva. Il mio perché mi riporta ad una necessità più o meno inconscia che l’uomo nutre nei confronti di un completamento della sua frammentarietà umana con una cosmico divina: ciò detto ha un solo nome “ la fede”, che in alcuni casi trascende fuori dell’uomo in altri (come il buddismo) dentro.

- Come dovrebbe essere una religione, che possa rappresentare tutti gli uomini?

Dovrebbe essere molto più vicina a “Dio” e non all’uomo ad alle sue contaminazioni sempre più inquinate dalle imperanti dogmi-bisogni-necessità terrene. La fattività di essa? Nel nostro mondo è pura e semplice utopia.


- E’ giusto o sbagliato che esistono dei rappresentanti delle religioni?

La simbologia umana delle religioni se da un lato è un bisogno di identità spirituale dall’’altro è un errore che determina differenze culturali che separano i popoli da una sana etica dell’alterità che altro non è che “umanità”.


- Qual è la prima domanda che gli rivolgeresti, se incontrassi un dio?

Gli direi di raccontarmi le sue origini.

- Le religioni sono dei punti di vista della realtà?

Si, degli intricati caleidoscopi etnico-spirituali, Il dialogo tra verità e realtà è condotto, nel nostro mondo moderno dal sofismo dell’accadimento ( solo tutto ciò che accade è reale e sempre più vestito di risposte economiche) che trasforma la realtà in verità astratta e non in realtà fenomenica empirica ed oggettivabile.

 

Le risposte alle nostre domande sono di Francesco Adragna 

 

 

– Quali sono le vie delle religioni?

Come molti sono i linguaggi dell’uomo ma uno solo è il pensiero, così molte sono le espressioni della ragione ma una sola è la via: la Trascendenza. Possono sembrare molte (anzi sono molte nelle loro determinazioni storiche) ma la Religione è la via della ragione umana verso l’oltre, la dimensione dell’infinito, desiderio naturale insito nel cuore stesso dell’uomo. L’uomo si caratterizza nella sua essenza attraverso la sua capacità di elevarsi in alto, andare oltre, proiettarsi verso la dimensione dell’eterno.


– Qual è la funzione della religione nel mondo?


A dispetto della esperienza storica che ha visto e vede molto spesso le religioni responsabili di situazioni poco accettabili (guerre, massacri, discriminazioni, condanne, fondamentalismi vari, ecc.) l’esigenza dell’Oltre fa parte della natura umana. La ragione ha il suo inevitabile sbocco verso la trascendenza. Lo stesso Aristotele, primo filosofo “laico”, pur avendo fatto della ricerca razionale dei fondamenti del sapere e della conoscenza della realtà lo scopo ultimo della teoresi, ammette la possibilità della trascendenza come sbocco naturale della sua riflessione metafisica. Non c’è riflessione razionale senza sbocco verso la trascendenza, la ragione non può fare a meno di chiedersi il perché di ogni cosa e il senso ultimo, la provenienza e il fine dell’essere, della verità del mondo e dell’uomo. La funzione  vera di ogni autentica religione, come atto umano vero, è quella di ricondurre tutto all’unità del mistero della vita, come dice S. Paolo agli Efesini: “… Comprendere … l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità … per [essere] ricolmi di tutta la pienezza di Dio” (Ef. 3.18). La religione è il pensiero a quattro dimensioni che alla realtà del mondo, del soggetto e del pensiero aggiunge l’altrettanto reale dimensione della Trascendenza per completare la conoscenza dell’uomo nella pienezza del suo mistero.


– Perché l’uomo crea le religioni?


Mi permetto di riportare a questo proposito un brano del documento “Nostra Aetate” del Vaticano II che sottoscrivo pienamente: “Dai tempi più antichi fino ad oggi presso i vari popoli si trova una certa sensibilità di quella forza arcana che è presente al corso delle cose e agli avvenimenti della vita umana, ed anzi talvolta si riconosce la Divinità Suprema con il Padre. Sensibilità e conoscenza che compenetrano la loro vita di un intimo senso religioso. Le religioni invece connesse con il progresso della cultura, si sforzano di rispondere alle stesse questioni con nozioni più raffinate e con un linguaggio più elaborato. Così nell’Induismo, gli uomini scrutano il mistero divino e lo esprimono con la inesauribile fecondità dei miti e con i penetranti tentativi della filosofia; essi cercano la liberazione dalle angosce della nostra condizione sia attraverso forme di vita ascetica, sia nella meditazione profonda, sia nel rifugio in Dio con amore e confidenza. […] Ugualmente anche le altre religioni che si trovano nel mondo intero si sforzano di superare, in vari modi, l’inquietudine del cuore umano proponendo delle vie, cioè dottrine, precetti di vita e riti sacri”.


– Come dovrebbe essere una religione, che possa rappresentare tutti gli uomini?


Ogni religione pretende di essere esaustiva nella conoscenza del mistero della realtà e di Dio e totalizzante nella esperienza di tale mistero. Pertanto la questione non è tanto quella di cercare una religione che vada bene per tutti, quanto ognuno deve crescere nella ricerca del mistero ed educarsi nella accoglienza di un  annuncio che risponda alle sue esigenze di infinito e di trascendenza. La questione è soggettiva, l’importante è l’apertura verso il mistero. Ogni religione si sforza di annunciare e indicare il cammino verso la comprensione dell’uomo, del mondo e di Dio. Sta ad ognuno accogliere questo annuncio, vagliarlo, e verificare se tale annuncio risponde esattamente alle sue esigenze di eternità. Ora io mi chiedo: è proprio necessaria una religione che rappresenti tutti gli uomini?


– E’ giusto o sbagliato che esistano dei rappresentanti delle religioni?


La religione si presenta all’uomo come esperienza di vita e annuncio di questa esperienza. Pertanto risponde alle leggi della comunicazione interumana. Non ci può essere esperienza di Dio se non c’è qualcuno che viva già questa esperienza. E’ la legge della Rivelazione o comunicazione di esperienza, la legge del “vieni e vedi”. Non si tratta di leggere la Bibbia, il Corano o i Veda per convertirsi e fare esperienza del mistero che comunicano. Non risulta che qualcuno si sia convertito semplicemente leggendo il libro sacro relativo a questa o a quella religione particolare. Gandhi, il Mahatma, paladino della non violenza e padre della nazione multietnica dell’India, manifestò la sua delusione dopo aver ultimato la lettura del Nuovo Testamento, forse perché non lo vedeva realizzato nella pratica dalle nazioni dell’area culturale cristiana. La domanda è questa: perché la semplice lettura di un testo sacro non produce frutti di conversione? Voglio porre la stessa domanda in un altro modo: in realtà come si innesca nella vita di un uomo il meccanismo vitale che porta alla fede o alla conversione? La fede, in verità, costituisce un fatto di esperienza e non un insieme di concetti o di dottrine. Se la fede, qualunque fede costituisce un’esperienza che tocca il senso stesso della vita, ecco allora che non basta più la semplice lettura, occorre qualcosa di altro che comunichi una verità capace di rigenerare la propria esistenza. La dinamica trasformante della fede allora scatta soltanto attraverso un meccanismo di comunicazione di esperienza la quale non può che avvenire tra due persone: da una “persona” ad un’altra “persona”. E’ necessario dapprima un annuncio, qualcuno cioè che comunichi un’esperienza. L’annuncio dunque è la comunicazione interpersonale di un’esperienza di vita radicale. All’annuncio deve seguire un’accoglienza da parte di chi ascolta: cioè un’accettazione dell’annuncio che in realtà risponde a delle domande che l’ascoltatore si porta dentro. L’ascoltatore insomma può accogliere l’annuncio soltanto se si trova, per così dire, in ricerca della verità, attento a coglierla in ogni circostanza della vita. L’accoglienza infine ha bisogno di una verifica continua nella propria esperienza vitale. Non basta sapere che quell’annuncio risponde alla mia domanda di vita. C’è bisogno che io sperimenti questa domanda. La fede allora diventa  l’esperienza personale, intimamente propria della “salvezza”. Nessuno si converte alla semplice lettura di un libro sacro se non c’è una comunicazione di esperienza (un annuncio). Abbiamo assolutamente bisogno che qualcuno ci dica che tutto ciò è vero perché lo ha intimamente e profondamente sperimentato. Se il “rappresentante” è colui che ha sperimentato nella sua vita il mistero che annuncia allora il suo compito si rivelerà necessario, se invece si presenta come depositario di un insieme di dottrine semplicemente conosciute ma non sperimentate nella sua vita, allora la sua presenza è semplicemente inutile.


– Qual è la prima domanda che gli rivolgeresti se incontrassi un dio?


Se Dio è l’Essere, la sostanza del mio esistere allora l’unico atteggiamento che mi sento di attuare nei suoi confronti è quello del silenzio di fronte a ciò che costituisce l’essenza del mio tutto. Tutto il resto è non-essere, incompiutezza dell’essere.


– Le religioni sono dei punti di vista della realtà?


Dal momento in cui l’uomo ha cominciato a pensare per ricercare il senso delle cose, sin da allora ha rappresentato questo pensiero sotto forma di miti e di religioni. Da sempre l’uomo cerca di interpretare la realtà attraverso immagini e simboli che caratterizzano la cultura a cui appartiene. “La religione pertanto, non solo storicamente, ma anche intrinsecamente, entitativamente, occupa un posto fondamentale tra gli ingredienti di una cultura: non è soltanto storicamente vero che l’uomo “inventa” miti e riti per dare espressione ai propri rapporti con la sfera del sacro, ma è anche vero che ogni popolo, onde dare sostanza, fondamento sicuro, autorità indiscussa ai valori supremi in cui crede, deve collegarli alla sfera del sacro. Il che dimostra che tra popolo, cultura e religione intercorre un nesso vitale, tanto che si può dire che mentre la cultura è l’anima di un popolo, la religione è, a sua volta, l’anima di una cultura e che, in conclusione, la religione è l’anima dell’anima di un popolo” (B. MONDIN, Teologia delle religioni, in “Per la Filosofia, Filosofia e Insegnamento”, 7 (1986), p. 28). Penso che ogni religione, proprio in quanto riassume in sé gli aspetti fondamentali della cultura di un popolo, può a ragione ritenersi una completa “visione del mondo” nel senso più concreto del termine.

Le risposte alle nostre domande sono di Gianfranco Calcagno